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martedì, 16 settembre 2008

Comunicato RNC

RAMACCA NON CONFORME E' IN FASE DI RIELABORAZIONE.
Presto torneremo attivi ancor più di prima.
Ci scusiamo per il disagio ma  importanti novità ci saranno alla ripresa della nostra attività!

Grazie.
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lunedì, 30 giugno 2008

CATANIA - Azione dimostrativa per gli spazi sociali

 

logo1.jpg«Questa mattina, 27 giugno 2008, in vari punti della città sono comparsi degli striscioni con su scritto «Questa è casa tua, più spazi sociali». Lo scopo dell’iniziativa è di sensibilizzare la città e le sue istituzioni sul dramma dell’abbandono di numerose strutture pubbliche. Autori dell’iniziativa i giovani del “Progetto Cervantes”.
INCURIA, DEGRADO, SPECULAZIONE.
Questa è la triste realtà che si offre a chi passa nei pressi di questi edifici da anni dismessi e divenuti luogo di ritrovo per tossicodipendenti e clandestini.
Luoghi che il Comune potrebbe riadattare a spazi di promozione sociale.
Luoghi che il Comune potrebbe far rivivere affidandoli ad associazioni di volontariato.
Luoghi che da scheletri di un’amministrazione assente e distratta potrebbero diventare avamposto di aggregazione comunitaria, fucine di idee e solidarietà, contro il grigiore cittadino e l’apatia giovanile»
Progetto Cervantes
www.progettocervantes.splinder.com
progettocervantes@libero.it

Progetto Cervantes - “Questa è la tua casa” - Video inchiesta


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sabato, 24 maggio 2008

22/05 - LA STRAGE DI CAPACI

Sono le 17,48 quando su una pista dell'aeroporto di Punta Raisi atterra un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti partito dall'aeroporto romano di Ciampino alle ore 16,40. Sopra c'è Giovanni Falcone con sua moglie Francesca. E sulla pista ci sono tre auto che lo aspettano. Una Croma marrone, una Croma bianca, una Croma azzurra. E' la sua scorta, erano stati raggruppati dal capo della mobile Arnaldo La Barbera.
Una squadra affiatatissima che aveva il compito di sorvegliare Falcone dopo il fallito attentato del 1989 davanti la villa del magistrato sul litorale dell'Addaura. La solita scorta con Antonio, Antonio Montinaro, agente scelto della squadra mobile che, appena vede il "suo" giudice scendere dalla scaletta, infila la mano destra sotto il giubbotto per controllare la pistola.
Tutto è a posto, non c'è bisogno di sirene, alle 17,50 il corteo blindato che trasporta il direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e giustizia è sull'autostrada che va verso Palermo. Tutto sembra tranquillo, ma così non è. Qualcuno sa che Falcone è appena sbarcato in Sicilia, qualcuno lo segue, qualcuno sa che dopo otto minuti la sua Croma passerà sopra quel pezzo di autostrada vicino alle cementerie. La Croma marrone è davanti. Guida Vito Schifani, accanto c'è Antonio, dietro Rocco Di Cillo. E corre, la Croma marrone corre seguita da altre due Croma, e quella azzurra. Sulla prima c'è il giudice che guida, accanto c'è, sua moglie, anche lei magistrato. Dietro l'autista giudiziario, Giuseppe Costanza, dal 1984 con Falcone, che era solito guidare soltanto quando viaggiava insieme alla moglie. E altri tre sulla Croma azzurra, Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. Un minuto, due minuti, la campagna siciliana, l'autostrada, l'aeroporto che si allontana, quattro minuti, cinque minuti.
Ore 17,59, autostrada Trapani-Palermo. Investita dall'esplosione la Croma marrone non c'è più. La Croma bianca è seriamente danneggiata, si salverà Giuseppe Costanza che sedeva sui sedili posteriori. La terza, quella azzurra, è un ammasso di ferri vecchi, ma dentro i tre agenti sono vivi, feriti ma vivi. Feriti come altri venti uomini e donne che erano dentro le auto che passavano in quel momento fra lo svincolo di Capaci e Isola delle Femmine.
Fu Buscetta a dirglielo: "L'avverto, signor giudice. Dopo quest'interrogatorio lei diventerà forse una celebrità, ma la sua vita sarà segnata. Cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Non dimentichi che il conto con Cosa Nostra non si chiuderà mai. E' sempre del parere di interrogarmi?".
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venerdì, 23 maggio 2008

22/05...Venti anni fa moriva Giorgio Almirante

almirante-occhi
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mercoledì, 21 maggio 2008

Tibet Libero - Boicotta Pechino 2008

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martedì, 20 maggio 2008

Giorgia Meloni è il ministro col più alto indice di gradimento da parte del popolo italiano

Governo, fiducia da conquistare la Meloni prima tra i ministri


Nella squadra di ministri a guidare la graduatoria è la più giovane del gruppo: il neoministro per le Politiche Giovanili, Giorgia Meloni, con il 62% dei consensi. Proprio la sua giovane età potrebbe rappresentare un elemento di novità, apprezzato dagli italiani. Subito dietro il ministro degli Esteri, Franco Frattini (61%), il titolare dell’Interno, Roberto Maroni (60%) e il ministro dell’Economia (56%). Chiude la classifica un’altra new entry a Palazzo Chigi, Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità, che si ferma al 38%. Poco meglio va a Roberto Calderoli (39%), di cui forse risultano poco apprezzate le trovate “goliardiche”. Appaiata con il neoministro per la “Semplificazione”, Maria Stella Gelmini, responsabile dell’Istruzione, che sconta però la scarsa notorietà (17%). Per quanto riguarda la fiducia nei partiti, in ascesa l’Idv che riscuote lo stesso livello di fiducia del Pdl (46%), mentre sembra essere in difficoltà il Pd (38%).

LA FIDUCIA NEI MINISTRI DEL GOVERNO

MINISTERO MINISTRO FIDUCIA
NOTORIETA’ POSIZIONE
POLITICHE GIOVANILI GIORGIA MELONI 62 46 1
ESTERI FRANCO FRATTINI 61 69 2
INTERNO ROBERTO MARONI 60 85 3
ECONOMIA GIULIO TREMONTI 56 94 4
WELFARE MAURIZIO SACCONI 53 26 5
GIUSTIZIA ANGELINO ALFANO 51 25 6
AMBIENTE STEFANIA PRESTIGIACOMO 50 81 7
DIFESA IGNAZIO LA RUSSA 47 86 8
ATTIVITA’ PRODUTTIVE CLAUDIO SCAJOLA 47 64 8
FUNZIONE PUBBLICA RENATO BRUNETTA 45 30 10
INTRASTRUTTURE E TRASPORTI ALTERO MATTEOLI 45 43 10
BENI CULTURALI SANDRO BONDI 44 67 11
RIFORMA FEDERALE UMBERTO BOSSI 43 94 12
AFFARI REGIONALI RAFFAELE FITTO 42 25 13
POLITICHE COMUNITARIE ANDREA RONCHI 42 45 14
POLITICHE AGRICOLE LUCA ZAIA 40 12 15
ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA GIANFRANCO ROTONDI 40 36 17
RAPPORTI CON IL PARLAMENTO ELIO VITO 40 33 18
ISTRUZIONE, UNIVERSITA’, RICERCA MARIA STELLA GELMINI 39 17 19
SEMPLIFICAZIONE LEGISLATIVA ROBERTO CALDEROLI 39 88 20
PARI OPPORTUNITA’ MARA CARFAGNA 38 53 21

Leggi tutto l’articolo sul sito di Repubblica

Giorgia, ragazza dei record

L’ultimo giorno di campagna elettorale era per strada. Armata di colla e «pennellessa», il vicepresidente della Camera dei Deputati faceva «attacchinaggio» nel suo quartiere, la ex rossa Garbatella, assieme ai «suoi» ragazzi di Azione Giovani.

Poi, il 13 e 14 aprile, è rimasta per ore nella sezione elettorale come rappresentante di seggio. Se lo poteva risparmiare. Poteva starsene a casa a sentire Damien Rice o i Red Hot Chili Peppers, oppure a leggere un thriller. Non l’ha fatto. Perché Giorgia Meloni, nata sotto il segno del capricorno il 15 gennaio 1977, nello stesso mese in cui Carosello concludeva la sua quasi ventennale esistenza e alla Sapienza comunisti e fascisti si prendevano a bastonate, non si è mai montata la testa.
Non è accaduto quando, a 21 anni, è diventata la più giovane consigliera provinciale d’Italia, quando (a 25) è stata nominata presidente dell’organizzazione giovanile di An, o quando si è seduta sullo scranno di Montecitorio accanto a Bertinotti ad appena 29 anni. E neppure ieri, dopo aver giurato al Quirinale conquistando il suo ultimo record politico-anagrafico come ministro della Repubblica. Una caratteristica questa (a cui va aggiunta la nomina nel 2006 a deputato, più giovane donna eletta nel Parlamento italiano) che, come osserva uno dei suoi «padri putativi», Andrea Augello, «può sembrare il suo punto di forza ma rischia di diventare anche un limite di apparente scarsa affidabilità per una persona che invece ha dimostrato una maturità politica non comune». Quello che la sua biografia e le agenzie che ne hanno disegnato ieri il ritratto concentrandosi proprio sull’aspetto «giovanilistico» non dicono è che Giorgia per raggiungere questi traguardi ha dovuto rirar fuori tutta la sua grinta (la Santanché, con il suo linguaggio elegante e ricco di eufemismi, direbbe «le palle») e, contemporaneamente, il suo pragmatismo. «É riuscita a tener fuori dalle dispute congressuali e di fazione la destra giovanile - racconta sempre Augello - e a stabilire un rapporto autonomo, senza mediazioni, con il presidente Fini».
Nata in via Cortina D’Ampezzo e traslocata con la famiglia nel quartiere dei «Cesaroni» dopo che l’appartamento del quartiere residenziale sulla Cassia era andato a fuoco per un incidente domestico, il «ministro Giorgia» nel tempo libero gioca a tennis, va in palestra, ama le immersioni subacquee, ascolta dal rock alla classica, tifa per la Roma e si appassiona per il rugby, uno sport che rispecchia i suoi valori: sacrificio, costanza, gioco di squadra. Ma di tempo, da sempre, ne ha poco. A soli 15 anni ha cominciato a fare politica, fondando il coordinamento studentesco «Gli antenati» e contestando il progetto di riforma dell’allora ministro Jervolino. Un altro dei suoi maestri, Fabio Rampelli (il terzo e ultimo è il neosindaco Gianni Alemanno, che l’ha «sponsorizzata» per Palazzo Chigi), ricorda il suo debutto e scherza bonariamente sulla sua altezza: «Il primo giorno in cui si presentò alla sezione del Msi alla Garbatella c’erano le porte blindate che avevano la doppia apertura. Lei bussò e, quando aprimmo la parte superiore per controllare chi era, non vedemmo nessuno…». Poi si fa serio e continua: «Nel ‘98 l’ho scelta come candidata al consiglio provinciale perché era irriverente e insieme dolce e si prestava perfettamente a sdoganare l’immagine del militante di destra duro e puro, con la mascella volitiva e la testa rasata. Giorgia ci sembrava un Frodo al femminile (non a caso «Il signore degli anelli» è il suo libro preferito ndr). E con lei - aggiunge il deputato del Pdl - passammo dalle ultime posizioni alle prime otto: un miracolo!».
L’affettuosa tenerezza con cui il «tosto» Rampelli e il «glaciale» Augello ne parlano fa capire molte cose di lei. «A Roma era ed è uno dei nostri migliori quadri - spiega il secondo, che avrebbe voluto per lei una delega ministeriale più ampia, come ad esempio il welfare - È riuscita sempre a creare entusiasmo e coesione, una dote che in politica non ha prezzo. Io sono un tipo freddo, non mi emoziono facilmente - conclude il senatore pidiellino - ma quando, nel maggio di due anni fa, Bertinotti le ha ceduto la parola a Montecitorio durante l’elezione di Napolitano mi si sono inumiditi gli occhi. Insomma posso dire che è stata una delle poche donne che mi ha fatto piangere…».
Ma la bionda e romanaccia neoministra delle Politiche giovanili è amata anche dai suoi «allievi». Come Matteo Petralla, 26 anni, dirigente di Azione universitaria: «È decisa, diretta, determinata e non si fa mettere i piedi in testa da nessuno - spiega - È sempre disponibile, ma quando s’arrabbia non fa sconti. Le cose che le danno più fastidio? La prepotenza e le promesse non mantenute». Ieri Matteo e gli altri hanno brindato con lei in un bar di via Nazionale. Il tintinnio dei bicchieri colmi di prosecco che si toccano e quindi via, tutti insieme fino al Quirinale. Giorgia ha giurato sulla Costituzione, ha firmato e ha raggiunto piazza Colonna per il primo consiglio dei ministri. Nessuna pausa, subito al lavoro. Come sempre.

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domenica, 18 maggio 2008

Voi ci vedete del razzismo in tutto ciò?

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sabato, 17 maggio 2008

Prevenire è meglio che abortire!

L'associazione Donne in azione è lieta di invitarvi alla chiusura del suo primo anno di attività, sabato 17 maggio alle ore 20.00 al Break.
Porta chi vuoi.

Noi vi aspettiamo!!

volantino break(2)
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sabato, 10 maggio 2008

Rivolta Generazionale!!!

Meloni: aiuterò i veri eroi: i precari che fanno figli

Roma - È il ministro più giovane della storia d’Italia. Ma lei non vuole enfatizzare, e sospira: «Così dicono gli uffici delle statistiche». Ha battuto per un anno il primato di Enrico Letta nel primo governo Prodi. Il primo abbraccio «a Fabio Rampelli, il dirigente che mi ha buttato in pista a 21 anni, candidata alla Garbatella. Quella sì che era una follia». Arriva alla cerimonia del Quirinale a piedi («sono 300 metri, che dovevo prendere? Il cavallo» ), dopo essersi avvicinata al centro con la sua ormai leggendaria Mini verde. Al ministero qualcuno era un po’ stupito. Lei si tiene ancorata al principio stabilito quando è diventata vicepresidente della Camera: «Se c’è un’esigenza di rappresentanza uso l’auto blu, se no guido da me». Facciamo l’intervista mentre corre da Palazzo Chigi a Saxa Rubra, per il primo programma televisivo del suo mandato. Chiedo speranzoso: «Qui c’è un’esigenza di servizio?». Giorgia Meloni sorride: «No, non mi pare». E così finiamo in quattro nella Mini (guida lei): il neo ministro, la sua portavoce Giovanna, e il suo caposegreteria Giovanbattista.

Un minuto prima del giuramento al Quirinale dov’era?
(Sorride) «A brindare nel bar di Alfonso un nostro militante, che ha il locale in via IV novembre».

Sua madre Anna, si è emozionata più questa volta o per l’elezione a Montecitorio?
«Questa volta non se lo aspettava. Se le racconto cos’è successo oggi...».

Cos’è successo?
(Altro sorriso) «Stava facendo la spesa al solito banco del mercato della Garbatella, è arrivato uno della radio e si è messo a chiedere a quelli dei banchi: “Qualcuno conosce la Meloni?”».

E sua madre?
«Il pizzicarolo che in italiano sarebbe quello del banco degli alimentari, le ha lanciato un’occhiata e le ha detto: “Signò me sa che deve parlà lei”».

Sarebbe interessante sapere cosa ha detto la signora Anna.
«Non lo so neanch’io, anche a me farebbe piacere».

Parliamo di cose serie, adesso cambia il numero di telefono?
«Ma che scherza? Non lo cambio da dieci anni...»

Così la chiamano tutti...
«Ecco, approfittiamo dell’intervista, oggi sono riuscita a rispondere a 100 sms. Poi sono andata in tilt. Per i restanti 712 mi impegno a farlo prima della fine della legislatura».

Tutti che le chiedono il primo provvedimento...
«E io li deludo rispondendo: il primo non c’è. Come il secondo e il terzo».

Qui mi aspetto un colpo di scena.
(Sospira) «Vede, i provvedimenti arrivano, li devi varare. Quello che vorrei portare di nuovo è un’idea complessiva. L’idea che si devono cambiare le regole del gioco per la generazione precaria, ovvero quel popolo di persone dai 14 ai 40 anni che oggi devono vivere senza stipendio fisso, senza casa, senza la possibilità di costruirsi una famiglia»

E da dove si comincia?
«In un Paese come questo, che è in mano alle caste e ai privilegi, dalla rivoluzione del merito».

Ovvero?
«Sostituendo l’egualitarismo della sinistra un’idea un po’ chic e un po’ brutale per cui dovremmo essere tutti uguali, con l’uguaglianza».

Qual è la differenza?
«Aspirare all’uguaglianza del punto di partenza ovvero le pari opportunità per tutti piuttosto che l’uguaglianza del punto di arrivo, ovvero il livellamento di tutti».

Ha in mente degli strumenti per farlo?
«I primi due sono il prestito d’onore e la detassazione per le giovani imprese. Il che vuol dire sostenere i giovani, e i loro progetti, indipendentemente dal censo e dal loro patrimonio familiare. Ovvero rompere i privilegi delle rendite che hanno bloccato quelli che in questo Paese avevano delle idee».

Eppure oggi in Italia i giovani fanno notizia solo per delitti e violenze.
«Ed è un altro dei pallini che ho in testa. Passare dal racconto della degenerazione a quello di una generazione. Spostare i riflettori dalle storie di degrado, e provare a raccontare e a far emergere le piccole storie di coraggio quotidiano».

Lei usa la parola coraggio?
«Sì, che cos’altro serve per raccontare ragazzi e ragazze che devono lavorare il triplo per ottenere la metà dei loro padri».

Chi è secondo lei uno di questi eroi quotidiani?
«I precari che fanno figli anche se non sanno come riusciranno a pagargli la scuola. Noi, - intendo i media, la politica, le istituzioni - in questi anni abbiamo guardato solo ai bulli, ai teppisti, ai mostri da stadio. Adesso bisogna provare a voltare pagina».

Lei per anni ha fatto battaglia contro la Melandri, ora prende il suo posto.
«Non condividevo le sue idee, ma ovviamente riconosco che le ha sostenute con serietà e con grande impegno».

Teme la sua opposizione, adesso?
(Grande risata) «So che si era lamentata perché l’avevamo combattuta con un sito ironico politico, melandrina.it. Se riesce a fare meloncina.it mi tolgo il cappello».

Militanti di FDG assassinati martiri

Anche a destra martiri dell’Italia
«Il Fronte della gioventù ? Mi ha trasmesso valori. Nulla a che vedere con il fascismo»

Meloni: «Martiri anche le vittime del Fdg»
La deputata del Pdl: molti i nostri morti per cui la società non ha versato una lacrima

ROMA- «Anche i giovani militanti del Fronte della gioventù che morirono assassinati sono martiri dell’Italia, non della Destra». Lo ha detto la deputata del Pdl ed ex vicepresidente della Camera, Giorgia Meloni, da qualche anno uno dei nomi emergenti di An. «Se rinnegassi il Fronte della gioventù - ha spiegato la parlamentare intervenendo al programma web KlausCondicio - rinnegherei me stessa. Tutto ciò che mi porto dentro di pulito, di autentico, di ideale me lo ha insegnato il Fronte della Gioventù».

IL CASO DI NELLA - La Meloni è cresciuta nel movimento giovanile dell’Msi ed è stata al vertice del gruppo giovani di An. Conosce dunque bene la realtà di un movimento che, soprattutto negli anni settanta, è stato in dura contrapposizione con i movimenti studenteschi e i gruppi della sinistra. E tra i nuovi martiri la deputata pidiellina inserisce ad esempio Paolo Di Nella, rimasto nel cuore di molti militanti, a partire dal neosindaco di Roma, Gianni Alemanno, che porta al collo una collanina con la croce celtica che apparteneva proprio al giovane ucciso nel 1983, a colpi di spranga alla testa, mentre attaccava dei manifesti. «Fu ucciso a soli 20 anni - ha sottolineato la Meloni -, una morte ancora oggi rimasta impunita».

«IL FASCISMO? NON C’ENTRA NULLA» - La parlamentare ha poi spiegato cosa abbia significato per lei quell’esperienza politica. «Eravamo ragazzi con un’idea della ribellione finalizzata a costruire un mondo diverso, ragazzi che consideravano e considerano ancora il potere come uno strumento e non un obiettivo. Il Fronte della gioventù è la mia storia». «Per noi la violenza non è mai stata uno strumento dell’agire politico - ha aggiunto -. Al contrario c’è tanta nostra gente che si è dovuta difendere, poichè veniamo dalla storia di una comunità politica che, per un certo periodo del suo percorso, è stata considerata un bersaglio da tutti. La storia di quei ragazzi che morivano a 16 anni in mezzo alla strada ed era normale perchè ammazzare un fascista non era reato. Erano ragazzi nati nel 1965, venti anni dopo il fascismo, che non c’entravano nulla con il fascismo e per i quali la società non ha versato una lacrima. Io dico che storie analoghe ci sono state anche dall’altra parte della barricata e che solo oggi si sta rendendo giustizia a tutti quei ragazzi».



 




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sabato, 10 maggio 2008

Manifestazione in favore del Tibet e per il boicottaggio dei giochi olimpici di Pechino 2008


Si è svolta con successo la manifestazione organizzata, giorno 7 c.m., dalla comunità militante di Catania in solidarietà del popolo tibetano presso il salone fieristico “Le Ciminiere”. Il salone che ospita il Salone dello Studente, manifestazione promossa dall’Ateneo catanese per far conoscere agli studenti delle scuole superiori catanesi l’offerta formativa universitaria, è stato il teatro di tale manifestazione. La folla di studenti accorsa all’evento ha assistito alla contestazione dell’Associazione Linea Mercuzio – LiberUniversità che all’esposizione di uno striscione e la diffusione di volantini ha fatto seguire “un’irruzione” durante una conferenza della Facoltà di Giurisprudenza portando a conoscenza degli studenti presenti la grave situazione in cui da anni versa il Tibet. L’iniziativa ha riscosso la solidarietà degli studenti che hanno seguito con attenzione e poi applaudito l’intrusione improvvisa dei militanti catanesi.
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sabato, 10 maggio 2008

Nasce l’associazione CASAPOUND ITALIA

In un momento molto particolare della storia italiana sentiamo la necessità di riunire ed organizzare sul territorio nazionale quelle comunità politiche che da diversi anni vedono nell’esperienza politica e militante di CASAPOUND una forza solida, stabile ed attivissima. Attiva nella promozione di una nuova visione della militanza politica sul territorio e nella promozione di idee e progettualità che hanno riscontrato consensi ed interesse in ogni parte d’Italia.

Da diverso tempo ormai, CASAPOUND ha valicato i confini del territorio romano in cui ha visto la luce. Oggi, di fronte alla maturità di una comunità militante italiana sempre più preparata e attiva, abbandona in maniera ufficiale la sua dimensione territoriale per assumere un carattere ed una struttura nazionale. CASAPOUND nacque come soluzione immediata e tangibile all’emergenza abitativa, ma con dentro il cuore l’Italia intera e CASAPOUND ITALIA vuole, quindi, occuparsi politicamente di ogni aspetto della vita nazionale.

CASAPOUND ITALIA avrà uno statuto di riferimento, una organizzazione territoriale e un tesseramento nazionale.

CASAPOUND ITALIA non è un partito politico, ma una associazione che si propone di sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il  patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio.

Progetto e struttura che vogliamo fortemente lontani dalla politica “elettoralistica” che si sveglia un mese prima delle elezioni e si appisola sonnacchiosa il giorno dopo i risultati.

Progetto e struttura che vogliamo vivi e presenti in strada ogni giorno al fianco e alla guida di un popolo disorientato, e mai “al servizio”: perché la politica non è servizio, ma direzione, volontà.

Progetto e struttura che vogliamo impegnati anche all’interno dei partiti politici di riferimento, nell’incessante attività di renderli snelli, agili, puliti e non “al passo coi tempi”, ma in vantaggio netto di quattro o cinque anni rispetto ad essi.

Seguiranno nei prossimi giorni ulteriori notizie ed istruzioni per formalizzare la propria adesione.


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domenica, 04 maggio 2008

4 maggio 1949: LA TRAGEDIA DI SUPERGA

La tragedia di Superga fu un incidente aereo avvenuto il 4 maggio 1949. Alle ore 17:05 di quel triste giorno il Fiat G212 con a bordo l’intera squadra del “Grande Torino” si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della basilica di Superga, appena fuori Torino.

L’aereo stava riportando a casa la squadra da un’amichevole a Lisbona contro il Benfica per festeggiare l’addio al calcio del capitano della squadra lusitana Ferreira. Nell’incidente perse la vita l’intera squadra del Torino, considerata una delle più forti del mondo in quel periodo, che aveva vinto cinque scudetti consecutivi dalla stagione 1942-’43 alla stagione 1948-’49 (i campionati ‘43-’44 e ‘44-’45 non vennero disputati a causa della seconda guerra mondiale) e costituiva i 10/11 della nazionale. Insieme ai grandissimi ciclisti Fausto Coppi e Gino Bartali, il Grande Torino aveva contribuito con le sue imprese a dare lustro a una nazione che cercava di risollevarsi dopo i terribili anni di guerra e di occupazione tedesca. Nell’incidente perirono anche i dirigenti della squadra e gli accompagnatori, l’equipaggio e tre dei migliori giornalisti sportivi italiani: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport), Renato Tosatti (Gazzetta del Popolo; è il padre di Giorgio Tosatti) e Luigi Cavallero (La Stampa). A identificare le salme dei periti venne chiamato tra gli altri l’ex commissario tecnico Vittorio Pozzo, che conosceva molto bene i calciatori del Torino. Lo spezzino Sauro Tomà infortunato al menisco, non prese parte alla trasferta portoghese scampando miracolosamente all’incidente.

L’impatto che la tragedia ebbe in Italia fu fortissimo. Il Torino fu proclamato vincitore del campionato e gli avversari di turno schierarono nelle restanti partite contro la squadra piemontese le formazioni giovanili. Il giorno dei funerali quasi un milione di persone scese in piazza a Torino per dare l’ultimo saluto ai campioni. Lo shock fu tale che l’anno seguente la nazionale si recò ai Mondiali in Brasile viaggiando in nave.

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sabato, 03 maggio 2008

Fight Club

IO LA MIA VITA LA VOGLIO DA FIGHT CLUB
Non voglio morire una rata dopo l'altra
E spezzo le catene del vostro consumismo
Sognando la mia Guerra
Trovando una trincea!lpg
 



 
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sabato, 03 maggio 2008

LO HA CAPITO PERSINO MUGHINI - La croce celtica non c’entra, gli stupri sì

mughini.jpgDi Gianpiero Mughini Ricevo un sms da una mia amica romana, una che nella sinistra ci è nata e ci sta da 25 anni, dove mi dice che è tutta allarmata del fatto che il nuovo sindaco di Roma sia uno marchiato dalla croce celtica e dai suoi trascorsi nella destra radicale. E per quanto io la reputi una donna intelligente, mi cascano le braccia. Con la croce celtica e i suoi annessi e connessi, il risultato eclatante delle elezioni per il nuovo sindaco di Roma c’entra zero. Ho detto zero. Guardo con pena intellettuale i manifesti elettorali della sinistra affissi nel mio quartiere, dove c’è un appello accorato al voto “antifascista”, ma anche la miserevole copertina dell’ “Espresso” dov’era un primo piano di Alemanno che aveva per sfondo il faccione del Duce. Dio, che sciocchezze!
Premetto che ho votato Rutelli al primo turno, e che lo avrei votato anche al secondo se non fosse che ero a Milano per motivi di lavoro. Francesco è un mio amico caro e aveva fatto benissimo da sindaco tutt’e due le volte. Come nello sport, in politica c’è quando si vince e c’è quando si perde. Solo che la croce celtica non c’entra proprio nulla. Né c’entra la famiglia dei suoceri di Alemanno, i Rauti, fai genitori di sua moglie Isabella, e colgo qui l’occasione per salutarli: dato che sono bravissime persone. Gli estremismi di tutti noi per come eravamo trenta o quarant’anni fa, c’entrano niente di niente di niente con l’Italia e il mondo del 2008. In molti pensavamo delle porcate quarant’anni fa, chi delle porcate tenere chi delle porcate aspre. Quarant’anni fa, ossia secoli fa. Siate così cortesi, antifascisti babbei, da mettere in bacheca le vostre pulsioni. Ve ne sta parlando uno che le conosce a memoria le lettere di Antonio Gramsci dal carcere, le lettere dei condannati a morte della Resistenza, le lettere meravigliose scritte da Umberto Terracini quando era in una cella fascista, e tutto il resto.
C’entra più niente. C’entrano i rumeni che stuprano una sera sì e l’altra pure. C’entra che la città moderma è un groviglio spaventoso. C’entra che i fine mese sono diventati terribili da arrivarci per tutto il ceto medio e figuriamoci per i ceto medio-basso. C’entra che nella periferia romana è una lotta a vivere e sopravvivere. C’entra che un gruppo di potere che al Campidoglio era al potere da 15 anni è stato fiaccato. C’entra che il governo Prodi è stato uno dei peggiori governi della storia repubblicana, e in moltissimi hanno votato contro quel governo. C’entra che in molti nella sinistra vorrebbero Walter Veltroni morto, perché ha osato disgiungersi dai Cosi Rossi, e dunque non hanno votato per Rutelli. Parliamo insomma di cose serie. Oltretutto Alemanno è uno della “destra sociale”, il che tradotto in italiano vuol dire che è più a sinistra della metà del Pd. Non dico che sia buono così, dico semplicemente che è così. Staremo a vedere. Quel che è sicuro è che di croci celtiche non ne vedremo neppure l’ombra.
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sabato, 03 maggio 2008

28 aprile...



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sabato, 03 maggio 2008

Sergio Ramelli, Carlo Borsani, Enrico Pedenovi: PRESENTI!!!

ramelli





martiriaprile
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sabato, 26 aprile 2008

La peggio gioventù - Camionetta

"Ma che cazzo di città! Mezzi busti affissi ovunque. Doppiopetti, omologati. Facce brutte e rassegnate.
Ma una forza non conforme sta svegliando la città! E' la mia squadra del cuore, vince sempre con ardore.
Camionetta fammi salire...Voglio essere un ribelle...Voglio anch’io una camicia nera
Camionetta avanti tutta!
E la noia della borghesia, lo squallore progressista, questo mondo confezionato hanno trovato un avversario: Bandiere nere, fiamme e tricolori ora sfilano per la città.
Osa, vinci e occupazioni ecco i fascisti del terzo millennio.
Camionetta fammi salire...voglio essere un ribelle...voglio anch’io una camicia nera.
Camionetta - avanti tutta!"
lpg
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venerdì, 25 aprile 2008

Pacificazione Nazionale!

25aprile_vuoto
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mercoledì, 23 aprile 2008

Genocidio Armeno: NOI RICORDIAMO!

genocidioarmeno  X MAGGIORI INFO: www.comunitaarmena.it 




ATTENZIONE:
IL SEGUENTE VIDEO CONTIENE SEQUENZE DURE E SCHIFOSE
NE SCONSIGLIAMO PER TANTO LA VISIONE A CUORI TROPPO IMPRESSIONABILI



VEDI ANCHE:
 http://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_armeno

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martedì, 22 aprile 2008

Annuncio Funebre...

pic26264
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mercoledì, 16 aprile 2008

Luigi Ciavardini trasferito

LUIGI CIAVARDINI E’ STATO TRASFERITO NEL CARCERE ROMANO DI REBIBBIA
Per chi intendesse scrivergli, il nuovo indirizzo è:
Casa Di Reclusione Rebibbia 165, V. Raffaele Majetti, 00156 Roma (RM)

DA UNA NOSTRA LETTERA APERTA A LUIGI CIAVARDINI - giovedì, 14 giugno 2007:

"Sappi una cosa, caro Luigi, sembra retorica ma dietro quelle sbarre non sei solo, ma con te è sempre presente il cuore di tutti NOI.

Penso che tu non voglia essere un nuovo caso Sofri, ma che ti auguri, come tutti NOI, di essere scagionato semplicemente perché la verità non è quella che cercano di imporci da quasi 30 anni!

E NOI, allo stesso modo, non invochiamo la tua libertà perché la tua appartenenza ideologica è uguale alla nostra.

NOI non siamo come quei teppisti dei centri sociali che invocano la libertà per i brigatisti.

Izzo o Sparti si dicevano Camerata, ma tutti NOI li condanniamo per quello che ha fatto!

NOI, e quelli come NOI, vogliamo solo GIUSTIZIA...non pretendono di essere la giustizia solo perché la pensiamo diversamente dagli altri.

NOI non urliamo semplicemente CIAVARDINI LIBERO!

Ma siamo orgogliosi di poter affermare, gridare, scrivere a chiare lettere che CIAVARDINI E' INNOCENTE...NOI SIAMO INNOCENTI!!!

Non ci vergognamo di dirlo e di firmare questo piccolo ma sentito articolo.... A NOI LUIGI!

E non mollare!!!"

GIUSTIZIA PER LUIGI CIAVARDINI E LE VITTIME DELLA STRAGE DI BOLOGNA!!!

AREA729 A.C. - Ramacca Non Conforme

---------

Anche a Ramacca lo sanno...

...SCRIVILO A CHIARE LETTERE:

01010356P.S: X INFO SUL CASO CIAVARDINI LEGGI ANCHE: 

 http://ramaccanonconforme.splinder.com/post/13315633#comment

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mercoledì, 16 aprile 2008

VIRGILIO E STEFANO MATTEI: PRESENTI!!!


Il Rogo Di Primavalle

Quella scena non ce la toglieremo mai più dagli occhi: un fotogramma agghiacciante che simboleggia, nella sua drammaticità, l'abisso morale tra le parti in conflitto. Da un lato la barbarie vigliacca di chi appicca il fuoco, nella notte, alla casa del "nemico". Dall'altra il disperato eroismo e l'amore fraterno del camerata Virgilio Mattei, 22 anni, dirigente dei Volontari nazionali e figlio del segretario della sezione "Giarabub" del MSI di via Svampa a Roma. In quella fotografia terribile (pubblicata su tutti i giornali) si vede il volto straziato dal fuoco di Virgilio, una mano che si protende fuori dalla finestra ad afferrare i fili del bucato nel tentativo di tirarsi fuori dall'inferno. Aggrappato a lui il fratellino Stefano di appena 10 anni...
L'intera famiglia Mattei, conosciutissima per la sua fede politica nel popolare quartiere di Primavalle, aveva già subìto più volte minacce e aggressioni nel clima sempre più rovente dei primi anni Settanta. L'attentato alla loro abitazione inaugura un metodo assassino che diventerà presto una "moda" in tutta Italia. E' la notte del 16 aprile 1973 quando un gruppo di comunisti sale al terzo piano delle case popolari di via Campeggi 15, dove abitano i Mattei; si ferma sul pianerottolo e versa lentamente una tanica di 15 litri di benzina spingendo il liquido sotto la porta d'ingresso. Un fiammifero ed è l'inferno. Le fiamme avvolgono la porta in legno, ma si attaccano anche a quella della stanza in cui dormono Virgilio e Stefano. L'intera cameretta prende fuoco in pochi minuti. Virgilio balza in piedi, vede la porta in fiamme e corre verso la finestra. Lui che è grande potrebbe forse mettersi in salvo saltando, ma si volta verso il fratellino che lotta contro la coperta in fiamme. Torna indietro, lo prende con sé, si attarda troppo cercando di spegnergli le fiamme che invece si attaccano anche al suo pigiama. Afferra il fratellino e torna alla finestra. Fuori c'è gente che urla, ma non ci sono ancora i pompieri. Virgilio, il corpo avvolto dal fuoco, cerca di spingere il fratello fuori dalla finestra per lanciarlo tra le braccia della gente sotto, ma non riesce a sollevarlo. La gente urla "buttati, buttati", ma lui ci riprova ancora a salvare Stefano. Ultimo, generoso, disperato tentativo. Le fiamme che divorano il suo corpo gli tolgono ogni energia e Virgilio rimane lì, aggrappato ai fili, il bel volto sfigurato.
Quella scena si incide negli occhi, nella memoria e nella coscienza di tutti i militanti di destra e rimane una ferita profonda, inferta non solo alla nostra parte politica, ma alla Civiltà in assoluto. Gli autori dell'eccidio (tre quelli identificati: Marino Clavo, Achille Lollo e Manlio Grillo, tutti appartenenti a Potere Operaio) vengono arrestati dopo un anno di indagini. Per loro la sinistra si mobiliterà con tutte le sue forze: cortei, manifestazioni, aggressioni (che porteranno alla morte di un altro missino), articoli sui giornali, raccolte di firme, petizioni parlamentari. Nonostante l'azione omicida fosse stata anche "rivendicata" da Potere Operaio, la stampa (e non certo solo quella di sinistra) tenterà di alzare una cortina di dubbi, ambiguità e reticenze per difendere gli assassini. Su tutti valga il vergognoso esempio dell'articolo di Fabio Isman su "Il Messaggero", che cerca di accreditare la voce di una "faida interna all'ambiente missino romano".
I tre assassini verranno riconosciuti colpevoli in tutti e tre i gradi di giudizio, ma poiché, grazie a magistrati pavidi e a potenti appoggi politici, sono riusciti a fuggire dall'Italia, oggi vivono "tranquilli": uno in Nicaragua e due in Africa.


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martedì, 15 aprile 2008

RISULTATI UFFICIALI REGIONALI 2008

ELEZIONI REGIONALI DEL 13/14 APRILE 2008

Report Voti di Preferenza

Candidati alle Liste Provinciali

Provincia di Catania

Tra poco pubblicheremo i TUTTI I RISULTATI DEFINITIVI. Intanto possiamo comunicare i primi risultati del Popolo delle Libertà ufficiali degli scrutini di n. 1108 sezioni su n. 1127 sezioni:

 

1° - POGLIESE 18.501


2° - D'ASERO 17.288

3° - LIMOLI 15.462

4° - FALCONE 13.291

5° - MANCUSO 13.007

6° - CRISTAUDO 12.880

 

7° - SCAMMACCA 12.723

8° - NICOTRA 10.842

9° - MAESANO 8.747

10° - ARCIDIACONO 5.109

11° - PACE 4.628

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sabato, 12 aprile 2008

Non fare come loro...leggi e scrivi su RAMACCA NON CONFORME!!! Formiamo insieme le nostre idee quotidianamente!!!



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martedì, 08 aprile 2008

Tibet libero - No alle Olimpiadi 2008 in Cina

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lunedì, 07 aprile 2008

Il 13 e 14 Aprile SOSTIENI SALVO POGLIESE...

LO SPOT DEI RAGAZZI DI AZIONE GIOVANI
(state bene attenti a quello che dice Obama)
 

Salvo Pogliese - Spot Regionali 2008

Anche l'Associazione "Decisamente Giovani" per SALVO POGLIESE
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lunedì, 07 aprile 2008

Presto anche a Ramacca...

donneinazione
“Donne in Azione”, questo il nome dell'Associazione nata grazie all’impegno di un gruppo di ragazze militanti all’interno di Azione Giovani, Azione Studentesca e Azione Universitaria, scopo della neo-Associazione è quello di battersi per portare avanti tante tematiche sociali che riguardano soprattutto il mondo femminile. “L’idea nasce – spiega il presidente dell’Associazione Laura Iraci Sareri - per dare una risposta ad un’esigenza ben precisa, vale a dire la promozione e l’integrazione della donna all’interno di ogni contesto culturale e sociale, inoltre, è nostra intenzione dimostrare che la donna è in grado di lavorare in gruppi associativi per portare avanti tematiche che riguardano solo ed esclusivamente la donna ed è proprio per questo che solo lei può affrontarle con sensibilità e determinazione”. “La nostra Associazione, nata nel contesto giovanile, - continua il presidente – è aperta anche a ragazze che sono al di fuori del mondo giovanile proprio perché sono tematiche che riguardano tutte senza alcuna differenza d’età”. Tante le iniziative che intende portare avanti “Donne in Azione” prima fra queste, presentata ieri durante una conferenza stampa, il problema della prostituzione, una tematica che ha suscitato un grande interesse ed un acceso dibattito tra i presenti e che sarà oggetto della conferenza che si svolgerà mercoledì 5 marzo presso la Facoltà di Giurisprudenza di Catania, durante la quale l’Associazione presenterà delle proposte per cercare di combattere il problema della prostituzione, fenomeno che tocca da vicino la nostra città, dove vi sono molte ragazze di ogni nazionalità che girano in diverse zone di Catania per vendere il proprio corpo. Un fenomeno che esiste da secoli, difficile da debellare e che oggi giorno, per certi aspetti, ha caratteristiche diverse rispetto al passato: oggi chi sì prostituisce sono più straniere che italiane, spesso sono povere disgraziate provenienti dai paesi dell’Est con la speranza e l’illusione di trovare un lavoro onesto, ma che in realtà finiscono nelle mani di soggetti malavitosi che le inducono alla prostituzione. Altro tema caldo che è stato affrontato e che sarà oggetto di discussioni e dibattiti è il problema dell’aborto, altro tema che tocca da vicino la donna ma che, sicuramente, coinvolge anche l’uomo (come dire le cose si fanno in due), su questa problematica è intenzione dell’Associazione portare avanti delle iniziative anche nelle scuole. L’educazione sessuale è fondamentale per far capire ai ragazzi come comportarsi, sensibilizzarli ad usare i contraccettivi e, sicuramente, renderli consapevoli a cosa si va incontro eviterebbe di ricorrere a decisioni drastiche come appunto quella di abortire. “Oltre al problema prostituzione ed aborto, tanti sono i progetti che vogliamo portare avanti – afferma il presidente – ad esempio affronteremo il tema della moratoria, abbiamo intenzione di organizzare dei corsi di formazione professionali, dei corsi di lingua italiana per straniere o di lingue straniere per donne che, all’interno di determinati contesti sociali, sono emarginate o che non hanno la possibilità di dedicarsi allo studio. Nel nostro sito internet www.donneinazione.net ci sarà un consultorio on-line dove ragazze laureate e con una certa esperienza presteranno la loro consulenza a chi ha bisogno d’aiuto. L’Associazione, però, ha anche lo scopo di confrontarsi con l’altro sesso perché è ovvio che certe tematiche non riguardano solo la donna ma anche l’uomo ed in alcuni casi bisogna trovare dei punti d’incontro e di confronto”.

donneinazione
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lunedì, 07 aprile 2008

Era solo un anno fa...

CndS4(ANSA) - CATANIA, 13 APR 2007,

Tangenti: condannato sen. Firrarello.

Catania, processo per costruzione ospedale e casa studenti

Si è concluso con 11 condanne il processo a Catania su tangenti per la costruzione dell'ospedale Garibaldi e di una residenza studentesca. I giudici, tra gli altri, hanno condannato a due anni e sei mesi il senatore e sindaco di Bronte, Pino Firrarello (FI), per corruzione e turbativa d'asta, e assolto il presidente della Commissione Agricoltura di Palazzo Madama, Nuccio Cusumano (Udeur). A entrambi non e' stato contestato il capo di imputazione di concorso esterno in associazione mafiosa.

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lunedì, 07 aprile 2008

Ritratto di una generazione

di Jacopo Barbarito

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Spesso mi guardo intorno e rimango sconvolto. Sì, avete capito bene, letteralmente sconvolto. Vedo la mia generazione di giovani allo sbando, la vedo distrutta e senza futuro. Anche io sono un giovane come tanti e, lungi da me l'idea di fare un discorso di analisi sociologica o antropologica, non posso che constatare lo squallore del mondo giovanile che ci circonda. Ragazzi e ragazze che non credono più in nulla, perché credere in qualcosa che non si vede è da stupidi, sia esso un Dio o un valore come il rispetto e la dignità. Vedo miei coetanei che non sanno sacrificarsi, che non sanno compiere nella loro giornata nulla di sacro ("sacrum facere"), come scegliere di lavorare o rompersi la schiena per qualcosa che gli frutti poco o anche niente al momento, come un tozzo di pane a fine mese lavorando nei campi o più semplicemente cercando di elevare la loro mente attraverso le pagine di un libro. Vedo gente che non prova più nulla verso ciò li circonda: amare un'altra persona non ha più senso perché tutto si esaurisce facendoci sesso; dare tutto sé stessi in qualcosa che oggettivizzi il proprio essere non serve più perché c'è sempre qualcuno che produce per noi; anche lottare per affermarsi non serve più, perché tanto tramite la raccomandazione di papà si andrà tutti a fare un lavoro da 3000 euro al mese (anche se nessuno sa come o cosa farà per averli). Vedo ragazzi che non hanno rispetto per l'ambiente, che può essere violentato a nome della tecnologia o del loro interesse personale; vedo ragazzi che non sanno far nulla che non gli permetta di guadagnarci qualcosa; vedo ragazzi che per divertirsi sentono il bisogno di uscire da sé stessi con droghe, corse a 200 km all'ora, notti in discoteca e ubriacature; vedo ragazzi che non hanno più fantasia ed immaginazione e per cui anche piantare un chiodo diventa un problema, senza l'apposito utensile della "Black&Decker". Ci sono molti che devono affogare in simboli, suoni, immagini di culture a noi lontane nel tempo e nello spazio, semplicemente perché dal 1945 hanno deciso che quella italica non basta più, anzi è inferiore rispetto alle altre, per cui ci si riempie il corpo di tatuaggi tipici di popoli africani, asiatici o oceanici, si ascolta il "rap" di denuncia e rassegnazione; si pensa che sia bello essere neri così che i vestiti bianchi donino; si considera inutile conoscere e perpetuare il patrimonio storico e culturale di secoli di nostri antenati. Poi arriva, un pò per tutti, il periodo della contestazione che sovente si tinge di colori politici, perché tutti si vogliono ribellare a qualcosa (genitori in primis) da cui si sentono oppressi, e vanno a sfogare i loro istinti in qualcosa che li abbrutisca, non certo che li nobiliti: magari allo stadio, altrimenti a compiere piccoli furti o a "sfidare" il sistema, mantenendo però intatto quel sogno di vivere da mantenuti o da nullafacenti, ingranaggi inconsci di quello stesso sistema. A volte il bisogno di evadere e ribellarsi, comunque insito nella natura umana nei periodi di cambiamento e anche sano se indirizzato al bene ed alla conoscenza, naufraga nella constatazione di valere poco o nulla e si va ad affidare il proprio futuro alla fortuna, augurandosi di diventare un calciatore, una velina, un personaggio famoso perché si ha partecipato al Grande Fratello o, semplicemente, per caso. Non ci sono più valori, nessun punto di riferimento: gli eroi diventano le star della televisione, i cantanti, o i ribelli di facciata, da cui si apprende che l'anarchia coincide con la libertà. Progetti per il futuro: nessuno, tanto mamma e papà ci manterranno a vita. Certezze, valori, ideali: zero, tanto noi siamo forti e ribelli, abbiamo capito tutto del mondo, abbiamo un "gruppo" che ci capisce e ci protegge e poi in fin dei conti a che serve fare qualcosa se non mi porta un guadagno? Fare qualcosa che non sia utile e lavorare il minimo per ottenerla oggi è il parametro universale di valore. Frega il prossimo tuo come tu non ti faresti fregare è il nuovo verbo e, se proprio dovesse capitare di lavorare per ottenere qualcosa, fai assolutamente in modo che non cada dal tuo capo una goccia di sudore, utilizza sempre la via più breve e comoda e possibilmente riempi ogni angolo della tu vita di macchine, aggeggi elettronici, apparecchi che fanno beep beep, scarpe da 300 euro, macchine di lusso e ville in Sardegna perché in caso contrario non sei nulla. Questo è quello che io vedo, questo è lo spettro della futura generazione di italiani. Questo è il risultato di un fallimento pianificato ed attuato, perché è già stato scritto che si deve essere tutti delle pecore, ingranaggi di un sistema, facilmente manipolabili. Ci hanno dato l'opulenza e questo deve bastare. E allora mi guardo indietro e vedo la generazione dei miei nonni, quella che ha fatto grande l'Italia, prima e dopo la guerra. Vedo quei volti scavati dalla rughe, quei volti di genti che ha arato campi, che non ha goduto dei nostri privilegi, quella che non aveva raccomandazioni dall'alto, quella di chi ha dovuto sudare per ottenere ogni briciola di pane, quella che non poteva chiedere nulla ai suoi genitori, quella di coloro che si sono trovati a compiere delle scelte obbligate. Vedo le facce di coloro i quali seppero prendere in braccio le armi non per suicidarsi ma per puntarle contro l'invasore della propria terra, vedo la loro forza e serenità d'animo per aver rispettato la natura e sé stessi e per aver vissuto una vita onesta. Vedo quegli occhi che brillano di gioia di fronte a gioie che oggi sono considerate effimere o del tutto inutili. Vedo gente che non ha potuto scegliere una "vita comoda" ma ha saputo costruire da sé il proprio destino ed ha vissuto felice, prosperando, anche senza mangiare da McDonald. Vedo gente che si è sentita ricca pur non avendo nulla, trascorrendo una vita senza divertimenti né svaghi, ma che non ha dovuto dire grazie a nessuno. Sono i nostri nonni, per qualcuno anche i propri genitori, che ora in nome del profitto e del "peso sociale" si vorrebbero eliminare perché appesantiscono l'INPS. Ora non servono più: il loro dovere lo hanno fatto: hanno prodotto finchè hanno potuto, arrivederci e grazie. Eccolo il regalo del dopoguerra: ricchezza, profitti, produzione, materialismo. Tanto basta, non cercate altro! Questi sono i portati del capitalismo e del comunismo. Non pensate, idioti! Gli ultimi che lo hanno fatto, negli anni '70 ed '80 spesso si prendevano a mazzate e magari andavano anche a morire per qualcosa che andasse oltre tutto questo! Ma erano comunque giovani migliori di quelli che oggi si schiantano con la macchina di papà a 200 km all'ora sull'autostrada, perché non sanno come sentirsi vivi. Proprio altre generazioni. Perché un uomo non muore in qualcosa in cui non crede. Una volta, si diceva così.

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lunedì, 07 aprile 2008

Perchè non sono nazista...

naziokNon sono nazista perché, da che mondo è mondo, gli originali sono preferibili alle BRUTTE copie. Per cui, non trovo ragione di entusiasmarmi per il ricalco nazista piuttosto che per la matrice originale che ha scopiazzato e purtroppo avvelenato.

Non sono nazista perché il fondamento ideologico del nazionalsocialismo è la supremazia della razza ariano-germanica. E io, anche se non sono un egualitarista, oltre a non prendere nemmeno in considerazione presunte o reali supremazie biologiche, penso che il fondamento ideologico di un movimento di massa debba essere la ricerca della maggiore giustizia sociale del popolo senza distinzione di classe, razza e religione delle sue genti!


Non sono nazista, anche se riconosco che in soli sei anni, imitando (in questo caso bene) la politica sociale del fascismo (aggiungendoci di suo una formidabile economia di guerra, cosa estranea al fascismo), Hitler seppe fare di una nazione allo stremo, uno stato moderno e potente. Ma, appunto: per imitazione, non per genio suo…

Non sono nazista perché, a parte le parate, esteticamente belle (bisogna ammetterlo), il nazismo non seppe produrre nulla di artisticamente valido. Preferendo, per esempio, gli idilli campestri, tutto “rose nuziali e robusti contadini” di un Hans Bauman, all’ “arte degenerata” (così fu definita) di un Gottfried Benn… Costringendo quest’ultimo al silenzio…

Non sono nazista perché non riconosco a Hitler nemmeno il suo leggendario genio militare: non si aprono fronti a oriente senza aver prima chiuso quelli a occidente. Non sono un espertissimo in strategie militari, ma questo è l’abc persino di uno scontro di piazza…

Non sono nazista perché il disegno continentale di Hitler non era europeista ma pangermanista… E, se permettete, c’è una bella differenza.


Non sono nazista perché un’intera colonna motorizzata ed armata della Wermacht, pur di portare a casa la pelle, consegnò il Duce a una banda di partigiani, senza muovere neanche un dito in sua difesa. Alla faccia della fedeltà, dell’onore e dell’eroismo…

Non sono nazista perché, nonostante lo sbandieratissimo spirito indomito del combattente tedesco, alla fine, a difendere il bunker rimasero francesi e finlandesi. Mi si dirà che gli italiani con Mussolini hanno fatto anche peggio. Ed è vero: i valorosissimi marò della X rimasero ferreamente consegnati nella loro caserma, a due passi da Piazzale Loreto, mentre le iene danzavano con la bava alla bocca intorno all’appeso a testa in giù. Ma il Principe Borghese - lo sanno tutti - era di destra. Né più e né meno dei Von che cercarono di far saltare per aria Hitler…

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Utente: Nerodesiderio
Siamo quelli che non tolleri...perché non ti tollerano! Siamo quelli che nel bene o nel male...è sempre col cuore! Siamo quelli che trovano demente la tua continua propaganda del cazzo! Siamo quelli che non ti sopportano più...perchè in ogni tuo gesto, sorriso o lacrima noi siamo quelli che riconoscono lo tua falsità, la tua continua recita, la tua eterna colpa! Siamo quelli che vorresti impiccare nel tuo tosato stagnante giardino futuro! Siamo quelli per cui una parola è poco...e due son troppe! Siamo una goccia di piombo...che lenta scivola via sulla tua dilaniata coscenza! Siamo quelli col sangue di Enea! Siamo quelli già geneticamente alterati...che non puoi più alterare geneticamente! Siamo proprio quelli che dormono molto poco! Siamo quelli senza peli sulla lingua! Siamo quelli che trovano terribile, doveroso, ma tutto sommato divertente...costruire sulle macerie del tuo odio! Siamo quelli che possono cadere...ma che sanno rialzarsi molto in fretta! Siamo quelli che non riesci a impasticcare! Siamo quelli dalla memoria lunga...quelli infondo alla strada con gli occhi di brace proprio in mezzo alla nebbia! Siamo quelli che piombano come aquile...quando il rumore di un vetro rotto assume la sacralità del tuono! Siamo quelli del "dai e come on rock"!


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